Tra eredità storica e innovazione


Se da un lato il restauro dell’edificio, a causa del suo inserimento nella zona A del P. R. G., non consente all’architetto modifiche in quelli che sono i volumi, i prospetti e le superfici coperte, e si orienta quindi verso il rispetto integrale della forma esterna e delle facciate, eliminando le trasformazioni che ne avevano alterato l’aspetto originario, totalmente diversa è la ristrutturazione degli interni.
In assenza di una documentazione che consenta il ripristino dell’assetto originale, Portoghesi realizza un progetto che definisce «opera creativa […] un nuovo vestito tagliato su misura per il vecchio corpo in modo da stabilire un colloquio tra interno ed esterno e da sfruttare le potenzialità degli spazi che nella loro dimensione rispecchiano l’intelaiatura architettonica percepibile dall’esterno attraverso l’ordinamento delle facciate» , una rielaborazione creativa della memoria dell’edificio e del genius loci della città.
Punto focale dell’intero progetto è la scala che dal piano terra conduce sino al secondo piano. Collocata nel punto in cui si trovava lo scalone originario, demolito negli anni Cinquanta, è un omaggio reso da Portoghesi alla tradizione barocca romana.
La chiocciola di Palazzo Corrodi, di pianta ellittica, ha la particolarità di non appoggiarsi al piano terreno da cui parte, ma di essere completamente appesa al solaio di copertura tramite funi di acciaio, nascoste all’interno di colonnine di travertino quadrilobate e visibili nei punti dove il marmo è sostituito dal perspex, un materiale usato sia per la luminosità cangiante che lo contraddistingue sia per la sua trasparenza, che permette di svelare i tiranti sottostanti.
Se, come afferma l’architetto, la scala appesa al solaio nasce dall’esigenza pratica di non gravare con il proprio peso sul pavimento sotto il quale è stato progettato un parcheggio sotterraneo, questa scelta non ne diminuisce l’aspetto virtuosistico ma, anzi, «si crea così un artificio paradossale perché nell’intradosso del piano terra le colonne perdono il sostegno e rimane solo il capitello che sotto la pressione della materia, come fosse di cera, si schiaccia sollecitato dalla massa muraria» .
Oltre alla scala, punto focale dell’intero progetto, particolare attenzione è dedicata anche agli spazi individuati per le attività collettive, come riunioni e convegni. Per cercare di ricreare gli ambienti di ampio respiro ideati da Aureli, Portoghesi elimina tutte le superfetazioni che avevano alterato l’armonia degli interni.
A pianterreno la sequenza degli spazi fluisce in un continuum che va dai due atri di ingresso alla sala della chiocciola e a quella antistante l’auditorium, caratterizzate queste ultime da una pavimentazione in marmo policromo, in cui si alternano lastre più chiare e più scure, creando l’effetto visivo di una scacchiera tridimensionale che si diparte a raggiera da una stella centrale formata anch’essa da cubi disegnati in prospettiva.
Lo stesso decoro dei trapezi, affiancati a formare una cornice, percorre tutta la balaustra della scala elicoidale, in un’alternanza di azzurro chiaro e blu elettrico che riprendono le tonalità della volta della rampa.
Anche il soffitto del salone antistante l’auditorium è realizzato con la stessa tecnica: una struttura metallica lineare, dalla trama geometrica, unisce le lastre di vetro nei colori complementari del giallo e del blu.
La continuità tra le due sale comunicanti è ricercata in ogni dettaglio decorativo, dai pavimenti, al soffitto, al disegno delle porte di ingresso all’auditorium, o Sala Trilussa, che riprendono il tema a losanghe degli ascensori e vengono arricchite da un timpano di copertura.
Da questi ingressi si accede alla sala denominata Trilussa, in omaggio al poeta che ha vissuto sino alla sua morte al n. 7 di Via Maria Adelaide. Un rigoroso studio del comportamento acustico è stato preliminare alla progettazione di questo ambiente, caratterizzato da uno scenografico soffitto.
Questa trama di nervature diventa funzionale anche all’illuminazione: nel dare vita ad un sistema di tre quadrati che attraversano la sala in lunghezza, irradia una luce indiretta, nascosta dai profili stessi dello stucco, creando così un raffinato gioco di chiaro-scuri.
A completare l’ambiente Portoghesi elabora anche i disegni della stoffa con la quale vengono rivestite le pareti, ideando un pattern ispirato ai trattati della rappresentazione prospettica, che per l’artista è «una lode alla geometria» .
Se nella Sala Trilussa l’accordo cromatico dell’arredo (stoffe, greca, poltrone Frau) vira dal rosa pesca al mattone, il grigio-azzurro è la tonalità pensata dall’architetto per le sale di rappresentanza collocate al secondo piano.
Nella Sala Stellata ritroviamo gli stessi motivi decorativi del pianoterra, sia nel pavimento in marmo, sia nelle pareti ricoperte di stoffa, ma declinati in una tonalità fredda grigia. Punto focale dell’attenzione è ancora una volta il soffitto, in stucco bianco, decorato con figure geometriche a rilievo e con al centro una stella ad otto punte dipinta di azzurro all’interno.
Una soluzione diversa, di ispirazione fitomorfica, è pensata per la Sala Consiglio, dove il soffitto sembra prendere forma animandosi. Un complesso sistema di pannelli in gesso crea infatti un suggestivo effetto di onde degradanti, portando movimento nella materia inanimata. Ancora una volta l’illuminazione, seguendo le curve dei pannelli, è studiata per evidenziarne la forma.
Nel restauro di Palazzo Corrodi la luce è sicuramente uno degli aspetti su cui Portoghesi focalizza la sua attenzione, non trascurando però la concezione degli spazi e la loro fruibilità, il tutto nel rispetto della memoria storica dell’edificio.