La Metro Goldwin Mayer


Nel 1932 iniziano i lavori per la realizzazione della sede romana della Metro Goldwin Mayer Film al pianterreno di Palazzo Corrodi, in Via Maria Cristina 5 ad angolo con il Lungotevere Arnaldo Da Brescia.
Il progetto è affidato ad Andrea Busiri Vici, esponente di una delle più illustri ed antiche famiglie di architetti romani.
In contrasto con il classico stile umbertino del Palazzo, i locali pensati per gli uffici della casa cinematografica spiccano per la linea modernista.
Demoliti tramezzi, cornici, capitelli, basamenti e travi del soffitto preesistenti, fulcro del progetto rimangono i due pilastri portanti, attorno ai quali si svolgono due scale lignee che collegano al soppalco. Un’unica balaustra segue il parapetto di quest’ultimo e il profilo a spirale delle scale, simulando in modo plastico lo scorrere della pellicola cinematografica.
Busiri Vici sperimenta l’uso dei materiali più innovativi per l’arredo dell’interno, dominato dai toni del grigio perla delle pareti intonacate e dal verde del pavimento in linoleum: una nuova lega di alluminio, denominata anticorodal, viene utilizzata per i telai dei finestroni, le maniglie delle porte e per la ringhiera che divide la zona centrale di rappresentanza da quella destinata alle dattilografe e, con lo stesso materiale, Assia Olsouffieff, moglie di Andrea Busiri Vici, realizza il grande leone alato, simbolo della Metro Goldwin Mayers, come decorazione della balaustra del soppalco.
A completare l’interno, caratterizzato da una essenzialità geometrica, l’architetto disegna le scrivanie, in rovere come le porte e le scale, e le abbina alle sedie di design in tubolare metallico, di Marcel Breuer e prodotte dalla Thonet.