Un poeta tra gli artisti

Un grande fermento culturale vivacizza la vita nel palazzetto Corrodi agli inizi del Novecento. Alcuni dei più illustri artisti dell’epoca decidono infatti di spostarsi in questa zona di Roma in piena espansione intorno a Piazza del Popolo e di scegliere questa sede per i propri studi.

Nessuno degli studi artistici ha riscosso però tanta fama e interesse come quello abitato dal poeta dialettale Trilussa (anagramma del nome Carlo Alberto Salustri). Il poeta romano Carlo Alberto Salustri, nato il 26 ottobre 1871 a Roma in Via del Babbuino 111 dal padre Vincenzo, originario di Albano Laziale, e dalla madre bolognese Carlotta Poldi, nel 1915 si trasferisce negli studi Corrodi fingendosi un pittore, sfruttando la sua abilità nel disegno e nella pittura. Occupa lo studio affittato precedentemente ad un artista bulgaro suo amico, costretto a tornare in patria per via della guerra. Nel 1921 Louise Schwartze, vedova di Corrodi, decide di stipulare un contratto di tre anni, per regolarizzare la presenza del poeta all’interno del Palazzo, vista la fama e la curiosità suscitata dal suo studio, pubblicizzato nelle guide turistiche dell’epoca e oggetto di cronaca. A suscitare tanto interesse è l’aspetto un po’ fiabesco, da studiolo delle meraviglie o wunderkammer, dell’abitazione in cui il poeta aveva raccolto e collezionato una serie di oggetti improbabili, veri e propri mirabilia in quella che lui stesso definisce «la mia casa romantica, scettica, ironica» .

Lo studio è un’enorme stanzone di dieci metri per dieci. Varcata la soglia, si entra nel grande salone dove Trilussa riceve i visitatori. Da un angolo si accede alla piccola sala da pranzo comunicante con la cucina tramite un’apertura passavivande. Una scala collega il salone al soppalco di legno, ricoperto di scaffali ricolmi di libri, dove si trovano da un lato la camera da letto ed il bagno, e dall’altro lo studio con lo scrittoio del poeta, collegati tra di loro da un passaggio coperto con delle piccole finestre. Al di sotto di quest’ala del ballatoio alcuni gradini in legno consentono l’accesso ad una zona rialzata arredata da un tavolo, una poltrona e alcuni stipetti. Nella casa si assiepano oggetti di ogni tipo, raccolti da antiquari e rigattieri, o semplicemente doni di amici In un angolo appartato sulla destra si apre una cappella privata dotata di un piccolo altare e, a lato di questa, la porta di accesso al giardinetto retrostante l’abitazione. Addossata al finestrone si trova la “scala del paradiso”, una scala in legno, donata al poeta da alcuni operai della compagnia telefonica, ridipinta di verde e cosparsa di stelle e angeli dorati (omaggio di Eduardo De Filippo). Infine strumenti musicali di ogni tipo, dalla chitarra all’harmonium (un Müller originale a doppia tastiera), dalla sega all’ottavino.

Il tutto disseminato tra poltrone di cuoio, poltroncine, divani foderati di seta e armadietti. In questo spazio saturo di oggetti di ogni tipo Trilussa riceve i suoi ospiti e i suoi amici, sino al sopraggiungere della sua morte avvenuta il 21 dicembre del 1950, appena venti giorni dopo la sua nomina a senatore a vita voluta dal secondo presidente della Repubblica Luigi Einaudi. A un anno dalla morte, il 3 Febbraio 1951, il Ministero della Pubblica Istruzione dichiara che «lo studio con le suppellettili, i manoscritti, le memorie , i cimeli, i libri, gli oggetti d’arte che in esso si conservano e che appartennero al poeta Carlo Alberto Salustri, famoso nella poesia dialettale romana col nome di Trilussa, ha interesse particolarmente ai sensi dell’articolo 2 della legge 1 giugno 1939 n. 1089, per il suo riferimento con la storia della letteratura e della cultura e viene quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge medesima» . Contravvenendo alla volontà del poeta che avrebbe desiderato che il suo studio rimanesse inalterato all’interno di Palazzo Corrodi, a disposizione del Comune o dell’Accademia di San Luca, gli eredi del poeta romano il 17 luglio 1954 donano tutto quanto era conservato nella casa alla società cinematografica Fono Roma che tra il 1942 ed il 1954 acquista l’intero stabile Corrodi. La poesia Lunga è la strada incisa nel marmo della targa posta accanto al finestrone di Via Maria Adelaide 7 nel 1954, in occasione del quarto anniversario della morte di Trilussa, ci ricorda ancora oggi la presenza del grande poeta romano all’interno degli studi Corrodi.